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Sognare in Salento

Sognare in Salento nasce dalla volontà di promuovere il salento e di f...

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Rita nasce  a Roccaporena, una frazione di Cascia (PG),nel 1371 da Antonio Lotti e Amata Ferri, entrambi molto religiosi, che le impartirono un'educazione improntata sui Valori Cristiani, tanto che sin da piccola nutrì il desiderio di consacrarsi a Cristo, ma i genitori la indirizzarono verso il matrimonio. Così, intorno al quindicesimo anno di età, sposò Paolo Mancini, uomo di nobile stirpe e dall'indole orgogliosa ed autoritaria, dal quale ebbe due figli.

La nostra Santa, per ben diciotto anni di vita coniugale, si dedicò totalmente alla sua famiglia, impartendo ai figli un'educazione religiosa e suscitando una conversione nel cuore del marito riavvicinandolo alla fede, ma ben presto la tranquilla vita coniugale fu sconvolta dall'assassinio del marito Paolo, ucciso da alcuni suoi amici a causa di alcuni rancori mai sopiti.

Rita, credente fino in fondo, perdonò gli assassini di suo marito ma si angosciò profondamente quando capì che i suoi figli ardevano dal desiderio della vendetta. Si affidò allora alla preghiera, auspicando addirittura la loro morte fisica piuttosto che vederli responsabili di un omicidio che li avrebbe resi schiavi dell'odio e della violenza, sentimenti che inevitabilmente conducono alla morte spirituale. Poco tempo dopo i due ragazzi si ammalarono contemporaneamente ed entambi morirono. Rimasta sola, Rita si consacrò totalmente a Dio entrando nell'ordine agostiniano, dove visse in santità e letizia fino al giorno della sua morte, avvenuta il 22 Maggio del 1457.

La vita religiosa della Santa era caratterizzata dalla preghiera più fervente e da un'intensa vita contemplativa, dove riusciva a cogliere e ad assaporare la dolcezza dell'Amore di Cristo, che inevitabilmente trasformava il suo animo rendendola "Alter Christi". Basti pensare che la sera di un Venerdì Santo, dopo la predica di Fra' Giacomo della Marca, mentre era in profondo raccoglimento dinanzi ad un Crocifisso, meditando sui dolori della sua Passione, ricevette una spina dalla corona di Cristo conficcata sulla fronte, segno di una profonda unione sponsale, ormai instauratisi, tra Rita e Cristo suo sposo. Rita, dopo la sua canonizzazione, è stata sin da subito amata e venerata da una moltitudine di fedeli, sparsi in ogni dove, e ancora oggi il tempio, nel piccolo paesino umbro di Cascia, dove riposano le sue spoglie mortali, è visitato ogni anno da migliaia di devoti, che impetrano  la sua intercessione per ogni tipo di grazia spirituale e corporale.

Nella nostra Gallipoli la devozione verso la Santa dei "casi disperati ed impossibili" è molto diffusa, ed una associazione di laici ne cura il culto nel piccolo Santuario di Santa Maria del Canneto. Infatti nel giorno della vigilia della sua festa liturgica vi è la processione, con il simulacro della Santa, per le vie della città, dove durante il pio pellegrinaggio vengono recitati inni e preghiere in onore di Rita, mentre nel giorno della sua memoria liturgica vi è, nel piccolo Santuario, la solenne celebrazione liturgica e la consueta benedizione delle rose, fiore da sempre dedicato alla nostra Santa.

a cura di Cosimo Spinola

Pubblicato in Celebrazioni religiose

La solennità di San Giuseppe, ricorrendo il 19 marzo, é l'unica festività celebrata dalla comunità ecclesiale in tutto il periodo quaresimale. Infatti, nonostante si sia ormai nel bel mezzo della Quaresima, questa festa viene preceduta dalla solenne novena, durante la quale vengono professati i Novizi della Confraternità omonima e, il giorno della vigilia, dalla processione che, come accennato, assume un tono festoso e quindi completamente differente da tutti i riti e le altre processioni del periodo. Essa é aperta dal pennone della confraternita e dalla Croce come nel tempo ordinario e chiusa dalla banda che con le sue marce allegre e festose fa dimenticare le astinenze e le contrizioni quaresimali. Questo stesso giorno é molto sentito dalla nostra gente anche nell'ambito del profano. Come non ricordare l'omino che percorreva con un carretto le viuzze e le stradine del centro storico vendendo ai più piccoli i campanelli di terracotta la cui simbologia é forse da ricercare nell'approssimarsi della primavera: il festoso frastuono dei campanelli é un invito a svegliarci dal torpore invernale e tuffarci in questa stagione in cui tutto si ridesta e si rinnova. Impresso nella memoria di tutti i fanciulli di qualche tempo fa é rimasto infatti il caratteristico ritornello usato dal venditore ambulante in questa circostanza:

"chiangiti piccinnieddhi ca su 'rrivati li campanieddhi".

La tradizione vuole che a mezzogiorno si pranzi con pasta e ceci (ciciri e tria), e come dolcele tradizionali zeppole.

a cura di Cosimo Spinola

http://www.gallipolinweb.it/gallipolinwebit/le-chiese/243-sangiuseppeedellabuonamorte.html


PROGRAMMA CELEBRAZIONI
18 Marzo                VIGILIA del SANTO
ore 18:00 S. Rosario - Vespri - Santa Messa e processione
con la Statua del Santo per le vie del Centro Storico.
19 Marzo SOLENNITA' di SAN GIUSEPPE
ore 9:00-11:00 Sante Messe
ore 17:00 S. Rosario - Canto dei Secondi Vespri - Santa Messa

PROGRAMMA CIVILE
17 Marzo                PRIMA EDIZIONE SAGRA DI SAN GIUSEPPE
ore 18:00 - 21:00
Nelle vicinanze della Chiesa, degustazione di zeppole,
pasta e ceci e distribuzione di campanelli di terracotta
secondo l'antica tradizione gallipolina della festa del Santo.
Durante la sagra e la processione presterà servizio il
concerto bandistico "Filarmonica Città di Gallipoli"
Pubblicato in Celebrazioni religiose

Pia Pratica delle Cinque Piaghe

La Confraternita di Maria S.S. Immacolata, ab immemorabili, durante i primi cinque venerdì di quaresima, ricorda e commemora la passione di Cristo attraverso la Pia Pratica delle Cinque Piaghe. Questo pio esercizio, di fede e devozione verso la dolorosa passione del Signore, consiste nella contemplazione delle cinque piaghe, margherite preziose di carità, inferte a Gesù Cristo: il costato, la mano destra e la mano sinistra, il piede destro e il piede sinistro.

Durante la contemplazione e la profonda adorazione di ogni piaga, dal fondo della chiesa tre confratelli in ginocchio, il primo caricandosi una pesante mazzara (due grosse pietre legate ben strette con una grossa fune), uno la croce e l’altro la disciplina (lamine in ferro intrecciate con cui i penitenti si flagellano specie durante i riti della settimana santa), attraversano tutto il corridoio sino ai piedi dell’altare dove a terra vi è posto un Crocifisso che verrà baciato ed adorato da ciascun confratello. Subito dopo un  altro confratello spegne una delle cinque candele poste su un grande candelabro sull’Altare; tutto ciò si ripete per cinque volte, una per ogni piaga contemplata. La cerimonia si conclude con un canto penitenziale tipico del periodo quaresimale.

a cura di Cosimo Spinola

Pubblicato in Celebrazioni religiose
Il due Febbraio la Chiesa Cattolica ricorda la memoria della festività liturgica della presentazione di Gesù al tempio, celebrata dalla Liturgia esattamente quaranta giorni dopo il Santo Natale.
Questa festività  ricorda l'usanza ebraica di presentare, ai sacerdoti del tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita, i figli maschi, mentre la madre, ritenuta impura a causa del parto, sempre in quell'occasione, tornava ad essere una donna purificata. Quindi anche la Santa Famiglia, rispettosa delle leggi e consuetudini ebraiche, si presentò al Tempio, ma in quell'occasione avvenne qualcosa di veramente straordinario: un vecchio anziano del tempio, di nome Simeone, uomo saggio e profondo conoscitore della Sacre Scritture, alla vista del neonato, riconobbe in lui il Messia, tanto atteso dal popolo d'Israele, lo definì "Luce Divina giunta per illuminare le genti" e prostratosi lo adorò. Questa memoria liturgica viene chiamata anche, nell'ambito della religiosità popolare, la festa della "candelora", per via dell'usanza di benedire le candele durante la celebrazione eucaristica.
Le candele,infatti,simboleggiano la luce e richiamano proprio le parole di Simeone, che proclamò il piccolo Gesù il Messia, l'inviato dal Padre proprio per essere "luce che illumina le genti", destinato a sconfiggere definitivamente le tenebre del peccato e della morte. Infine è doveroso ricordare che, sempre durante questa solennità, le famiglie gallipoline, almeno fino a qualche tempo fa,avevano la consuetudine, nell'intimo delle proprie case, di "Llavare lu Bambinieddru te lu Bbrasepiu", rispettando così antiche tradizioni e precisi riferimenti liturgici.
Purtroppo oggi, quest'usanza,pian piano sta scomparendo, il consumismo prevale sui riti sacri,tanto è vero che finita la baldoria commerciale natalizia,immediatamente lucette, alberi di Natale e statuine dei presepi vengono riposte nei scaffali, in barba alla sacralità delle ricorrenze religiose tramandate dai nostri avi.

a cura di Cosimo Spinola
Pubblicato in Celebrazioni religiose