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Sognare in Salento

Sognare in Salento nasce dalla volontà di promuovere il salento e di f...

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L’attuale quinta domenica di quaresima anticamente era denominata “te le cruci cuperte”, in quanto vi era la consuetudine di coprire i crocifissi, esposti nelle varie chiese, con un panno violaceo. Le croci rimanevano velate fino all’azione liturgica dell’ora nona del Venerdì Santo, quando, durante la toccante liturgia, il sacerdote toglieva il velo e invitava i fedeli ad adorare la S.S. Croce di Cristo, strumento di salvezza e di rinascita per l’intera umanità. Oggi questa consuetudine religiosa non è del tutto scomparsa ma ancora sopravvive, specie nei piccoli centri, dove ancora si respira la genuinità e la semplicità della pietà popolare.

a cura di Cosimo Spinola

Pubblicato in Celebrazioni religiose

Le Uci

Prima della riforma liturgica imposta dal Concilio Vaticano II, l’attuale quarta domenica di quaresima veniva denominata, nell’ambito della religiosità popolare, la Dumenaca te le Uci o te L’Anime. Questa era una giornata particolare in quanto la liturgia era solita ricordare, con apposite preghiere e celebrazioni liturgiche, le anime del purgatorio. Al tramonto, i fedeli gremivano le panche della cattedrale in attesa del sermone del Padre Predicatore: questi solitamente era un religioso, inviato dal Vescovo locale, con il compito di evangelizzare, durante tutto l’arco della quaresima, i fedeli della nostra comunità ecclesiale. Dunque il quaresimalista, dopo la lettura dei brani della Sacra Scrittura, saliva sul pulpito e teneva un’ omelia sul significato teologico della morte e sulle pene che le anime purganti dovevano patire in attesa di essere purificate dalla misericordia di Dio,grazie alle preghiere di intercessione dei viventi. Dopo il sermone, il sacerdote indossava il piviale nero e benediceva il Catafalco (“tomba” in legno, in uso specialmente nelle chiese confraternali, dove solitamente venivano ospitati i feretri dei confratelli defunti durante la celebrazione del loro funerale). Subito dopo, senza essere visti dall’assemblea, un piccolo coro di fanciulli prendeva posto all’interno di questo Tumulo ed intonavano il canto funebre "Libera me Domine", facendo riecheggiare in questo modo, nella mente dei presenti, le suppliche delle anime defunte che imploravano dai vivi preghiere di intercessione per la loro salvezza. Questa consuetudine religiosa fu abolita già dalla Riforma dei canti liturgici di Pio X.

a cura di Cosimo Spinola

Pubblicato in Celebrazioni religiose